A chiunque, girando per negozi anche solo per dare un’occhiata, è capitato, almeno una volta, di sentirsi a disagio perché una commessa troppo zelante si avvicinava eccessivamente per mostrare gli articoli e offrire saggi consigli.

Se anche il cliente aveva varcato la porta dell’edificio intenzionato ad acquistare qualcosa, probabilmente si è allontanato a mani vuote e, se anche ha comprato un prodotto, è uscito dalla bottega con una spiacevolissima sensazione di sentirsi in un qualche modo invaso, costretto a prendere qualcosa pur di far allontanare quell’invadente signorina.L’importanza della distanza interpersonale nella comunicazione

Quella fastidiosa impressione di cui tutti noi abbiamo fatto esperienza è dovuta al fatto che, quando un estraneo si avvicina eccessivamente alla nostra persona, ci sentiamo, ad un qualche livello, fisicamente minacciati e ci impedisce di muoverci liberamente,riducendo lo spazio intorno a noi e inducendoci una sensazione di soffocamento, anche se solo psicologico.
Avvalendosi dell’esempio di poco fa, è facile capire da cosa derivi questo insieme di emozioni e percezioni. Consideriamo la commessa un estraneo, cioè una persona con cui non si è stabilito un legame di fiducia.
Se, poco prima dell’ingresso nel negozio, prendendo un caffè al bar nelle vicinanze, avessimo per un qualche motivo scambiato due parole con quella donna e la conversazione ci fosse risultata piacevole, lo stesso identico scenario ci avrebbe dato molto meno fastidio, se non fatto piacere. Avremmo allora percepito come servizievole quella signorina e le sue attenzioni ci sarebbero parse non solo accettabili, ma magari anche appropriate e segno di professionalità. Ci saremmo sentiti dei clienti seguiti e soddisfatti.
Il cervello ha imparato, in millenni di evoluzione, che se un estraneo ci si avvicina troppo non è mai una cosa positiva. Sul piano puramente istintuale, si risveglia la consapevolezza che l’eccessiva prossimità del suo corpo al nostro gli consentirà facilmente di lederci; allo stesso tempo, la mancanza di spazio intorno a noi, ci impedirà di muoverci liberamente e di compiere quei movimenti che risulterebbero utili in fase difensiva.
L’istinto ci dice che gli estranei vanno tenuti a distanza, letteralmente.

La giusta distanza per una comunicazione efficace

Non esiste una misura, valida in assoluto, da fissare come distanza prestabilita per permettere una comunicazione efficace.
Tuttavia, tralasciando i legami familiari e affettivi, nei quali si sanno riconoscere, in genere, le distanze da interporre tra noi e l’interlocutore, in contesti più formali, almeno teoricamente, non devono scendere al di sotto di un braccio, meglio uno e mezzo.
Questo è lo spazio necessario per non invadere lo spazio dell’altro e poter avere con lui un minimo contatto, quello corrispondente, ad esempio, ad una stretta di mano. In questo modo, si abbatte quel muro di distacco che esiste tra due persone sconosciute, quel tanto che basta per poter dialogare e trasmettere informazioni utili, ma senza creare situazioni imbarazzanti e spiacevoli.
Le sensazioni negative dovute ad un eccesso di contatto, porterebbero l’interlocutore a voler troncare, il prima possibile la conversazione, per porre fine al senso di disagio. Inoltre, la pervadente sensazione di fastidio gli impedirebbe di concentrarsi sugli argomenti trattati, rendendo assai limitata l’efficacia della comunicazione stessa.

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